Archeoastronomia

Che cos’è l’archeoastronomia?

“La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l'Astronomia. L'uomo s'innalza per mezzo di essa come al di sopra di se medesimo, e giunge a conoscere la causa dei fenomeni più straordinari […] L’astronomia sembra una delle più antiche scienze tra quelle che sono a nostra cognizione”.

Così si apre la Storia dell’astronomia dalle sue origini fino all’anno MDCCCXI, il trattato che il prodigioso quindicenne Giacomo Leopardi scrisse nel 1813. Appassionato del cielo, profondo conoscitore delle teorie scientifiche e della storia dell’astronomia, egli comprendeva benissimo il valore pratico, culturale e simbolico che questa disciplina doveva aver avuto fin dalle origini dell’umanità. Effettivamente, ci sono evidenze che fin dal Paleolitico l’uomo ha osservato gli astri non solo per ammirarne la bellezza, ma anche per calcolare lo scorrere del tempo, per definire direzioni e orientamento di percorsi e sentieri. E forse, da sempre, i nostri antenati hanno cercato tra gli astri le risposte alle proprie domande sull’origine del mondo e di se stessi, sulla forma, sulle dimensioni e sul destino della propria terra.

Già nel Mesolitico orientavano alcune sepolture e strutture, elaboravano manufatti che riproducevano fenomeni astronomici; basti pensare ai numerosi ossi e alle statuette femminili ritrovati in varie parti del mondo e riportanti incisioni comunemente interpretate come calendari ante litteram utili per tener conto dei cicli e delle fasi lunari.
Ma è nel Neolitico che riscontriamo una notevole regolarità nell’orientazione astronomica delle sepolture, dei recinti sacri, dei villaggi, delle strutture megalitiche. Queste ultime, in particolare, potevano assumere una funzione simbolica, cultuale, calendariale, astronomica molto significativa per la comunità che le aveva erette e soprattutto erano utili nella definizione delle stagioni e dei periodi destinati alla caccia, alle diverse attività agricole, alla transumanza, ai trasferimenti, alle feste e ai riti importanti per il gruppo sociale.E così, presso alcune popolazioni, si costituì anche la ‘casta’ di coloro che sapevano prevedere, interpretare, calcolare i fenomeni celesti e che, quindi, rivestivano il ruolo di sapienti, guide autorevoli e potenti. Peccato che tanta sapienza fosse trasmessa solo oralmente e all’interno di una cerchia ristretta di iniziati, cosicché per noi è assai difficile ricostruire i tasselli che compongono il quadro delle conoscenze astronomiche del Neolitico e della società megalitica che generalmente si colloca tra la metà del VI e il II millennio a.C. Nessun testo scritto risalente a quell’epoca giunge in nostro aiuto. Questo è il limite principale con cui l’archeoastronomia deve fare i conti.Ma cos’è l’archeoastronomia? È la scienza multidisciplinare che si occupa di ricostruire l’idea del cielo, del cosmo e del tempo delle antiche popolazioni. L’archeoastronomo non può prescindere, nel suo lavoro, dalla collaborazione con gli archeologi che sanno datare e interpretare le pietre e i monumenti studiati, con i geologi, gli storici, gli etnologi che, nelle leggende e tradizioni popolari, sanno rintracciare permanenze dell’arcaica sapienza astronomica. In questa disciplina sono essenziali anche la sinergia con gli esperti di tecniche di rilevamento da remoto, la capacità di interpretare immagini satellitari, l’utilizzo di software moderni specifici per l’indagine archeoastronomica, la conoscenza di efficaci metodi di calcolo e di test statistici e probabilistici per la verifica della validità dei risultati delle proprie ricerche.

ArcheoastronomiaLe fonti da cui l’archeoastronomia trae le informazioni sono le pietre allineate in un sito archeologico, qualche incisione o petroglifo, le sepolture, …. poco, per l’epoca megalitica. Nei secoli successivi e con l’invenzione della scrittura, le fonti diventano più abbondanti e talvolta forniscono spiegazione anche degli orientamenti astronomici di molti edifici, chiese, tombe, castelli, città, fortificazioni. L’archeoastronomia (o astronomia culturale, come spesso è denominata) indaga anche su queste strutture relativamente recenti e sulla loro relazione con l’astronomia.

Ma i primi studiosi che intuirono un possibile nesso tra astronomia e alcuni allineamenti megalitici diffusi in Europa settentrionale o con le piramidi egizie o altre strutture preistoriche e protostoriche vissero nel XVI secolo. Poi, dal XIX secolo, scienziati già noti per i loro meriti nell’ambito della fisica o dell’astronomia iniziarono a dedicarsi all’archeoastronomia applicando metodi e strumenti matematici. Sir Norman Lockyer, ad esempio (che con Janssen aveva approfondito lo studio dello spettro solare), nel suo The Dawn of Astronomy del 1898, riferisce delle proprie indagini sull’orientazione astronomica delle piramidi egizie e di Stonehenge. Il nome di Alexander Thom, invece, è legato principalmente agli allineamenti di Carnac, in Bretagna. Nel Novecento, innovatori furono l’americano Gerald Hawkins, l’inglese Clive Ruggles, lo statunitense Antony Aveni. Ma studiosi di tutto rispetto abbiamo avuto e abbiamo anche in Italia: Giuliano Romano, compianto professore dell’Università di Padova, Adriano Gaspani, suo allievo, oggi attivissimo docente e rigorosissimo ricercatore, Guido Cossard, Giuseppe Veneziano, per citare solo i più noti.